March 31, 2010
Fate il vostro gioco!
Rino e Tita vanno in scena
Sono “personaggi” ben definiti e definibili, appartenenti tutti alla nostra vita quotidiana, i protagonisti di “Fate il vostro gioco”, piéce a firma di Giorgio Laveri. Scaturiti certo dalla sua storia personale, di regista attento e teso ad un suo personale palcoscenico, che anima grazie ad un materiale di sempre, la terra, la millenaria ceramica. E grazie a un perfezionismo, visivo – e concettuale -, che lo impegna a far sì che i suoi attori siano al meglio delle loro performances, le tecnologie realizzative forzate per una traslucida levigatezza, gli smalti a gran fuoco a sottolineare brillantezze e trasparenze: sottesa una raffinata competenza alchemica maturata nel tempo, ad affiancarlo anche un team di formidabili artigiani/artisti da non dimenticare!
Il loro voluto gigantismo, quell’ingrandimento che vuole spiazzare e spiazza, ha certo nel DNA sia la provocazione dadaista ( ma qui non c’è il ready made, il “trovato fatto”, bensì il manufatto), sia quella grammatica che ci riporta alla sintassi pop (e fors’anche a quei materiali desunti dalla realtà, anche quella più banale, all’insegna del Nouveau Réalisme). Senza dimenticare, per altro - ed è cronaca nel personale itinerario dal cinema e dalla regia teatrale alla ceramica di Laveri -, l’incontro con il Futurismo (e il suo vate, Marinetti, attraverso la figlia Vittoria)…. la messa in forma delle Forchette di Re Baldoria (1984), il “Manifesto della ceramica futurista” la sintesi (dichiarata) delle sue idee.
“Personaggi” anche e soprattutto, di attuale, sorridente freschezza che ridanno vita e riportano in scena – e in primo piano -, oggetti d’uso che si sono appiattiti nel nostro quotidiano e privato landscape: trasfigurando/ri-creando quella caffettiera che tutte le mattine ci aspetta in cucina, quel rossetto che ci ammicca invitante dalla sala da bagno, quel cavatappi che ci può far brindare…Ovvero le sue Moka (2007, icone del restyling?), i suoi Truka (2003, icone di plastificata bellezza?), i suoi Borracho( 2008, icone inebrianti del perfezionismo della ricerca tecnico/realizzativa dell’artista!): non solo monumentali a vedersi nella declinazione delle differenti serie, le loro rivisitate sovra-dimensioni a rimandare al ruolo reale che giocano nel nostro immaginario, ma anche ammiccanti in nominazioni puntuali, davvero ulteriori “chiavi di lettura”.
Non conosco Giorgio Laveri se non attraverso i suoi lavori: una dichiarazione necessaria ma utile, credo, ad evidenziare quanto la sua comunicazione – i suoi “racconti” -, attraverso i suoi progetti/prodotti, abbiano colto nel segno. Seducendomi ed emozionandomi, attivando tutti i miei sensi (il marinettiano teletattilismo?) grazie alla magia che i suoi attori emanano nel loro essere e stare.
Ed ecco oggi calcare la scena per la prima volta Rino e Tita , coppia indissolubile – che idealmente riportiamo sulla nostra scrivania a fianco dell’ormai storica penna stilografica Stylo (2004) -, forme e reciproco rapporto rispettato nella plastica immagine che ci è restituita, policrome, luccicanti sculture da comuni oggetti di cancelleria, mai a mancare negli astucci degli scolari o sul tavolo del disegnatore… .
Il primo – un arnese in acciaio, ferro, plastica…provvisto di una lametta - a sintetizzare nella sua definizione più propria (temperamatite, solo familiarmente temperino ); la seconda, la matita, lo strumento più comune per scrivere e disegnare, quel bastoncino di legno che venne al mondo nella seconda metà del 1500 dopo la scoperta di miniere di grafite (la sua anima!) in una contea inglese, il Cumberland: a sezione esagonale per una più corretta impugnatura, la sua estremità da appuntire così da rimuovere il rivestimento di legno, a far emergere la mina per poter così tracciare il segno. Un oggetto di cui, a tutt’oggi, vengono prodotte miliardi di esemplari in tutto il mondo da centinaia di diverse fabbriche, ognuna delle quali ha una propria storia e i propri modelli …: diverse matite quindi.. e milioni di modelli di matita.
Tita a servirsi periodicamente di Rino, ruotando al suo interno, perché la grafite si consuma all'uso, necessario dunque “far la punta” per avere nuovamente un tratto preciso. E Rino pronto ad appuntire perché Tita, sua insostituibile compagna di vita, possa scrivere.
E il loro gioco continua: e si tempera (materiali e colori ad evidenziare ancora una volta le potenzialità narrative di due oggetti ormai quasi dimenticati per scrivere/disegnare), in un rinnovato rapporto: tra Laveri e il suo pubblico, soprattutto, ma non solo…
In una quotidianità che il savonese “fissa” e armonizza in un lirico universo – teatrale e scenografico – dove ammiccano ironiche allusioni, anche alla surrealtà che stiamo attraversando: Laveri, ancora una volta, dietro alla macchina da presa.
Anty Pansera
Galleria Terre d'Arte
Via Maria Vittoria 20/A, Torino (Italy)
March 31, 2010 - May 15, 2010
Open Monday to Saturday: 10,30 - 13,15 / 16,15 - 19,30